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La radiazione della S.S. Calcio Palermo

di Sergio Taormina

Per la ricostruzione di tutta la vicenda, oltre che dei miei ricordi personali, mi sono anche avvalso delle seguenti fonti:

  • Giornale l’Ora
  • Giornale di Sicilia
  • La Repubblica
  • La Gazzetta dello Sport
  • Il Corriere dello Sport
  • Espresso e Panorama (con 10% di dubbio che siano tali) relativamente ai disordini
  • Il Palermo, Luca del Tappo e Calogero Mazzola.

Premessa:

Mi pregio presentare questa cronistoria che riguarda la radiazione della S.S. Calcio Palermo, un lungo lavoro di raccolta d'informazioni, tralasciando, con ferma decisione, le voci sparse in giro nei bar o nei mercati, tra le comuni genti, leggende metropolitane di cui io non abbia contezza, e di cui non c'è riscontro né nel web, né nella carta stampata.

Sono trascorsi 30 anni: per chi c'era, i ricordi cominciano a farsi meno nitidi. Qualcosa probabilmente è andata irrimediabilmente persa ma c'è ancora quanto basta per ricostruire l'intera vicenda, scevra da ogni equivoco ed abbastanza chiara nei fatti, nelle situazioni, nelle forme ed anche nelle cifre. Alla nuova generazione di tifosi rosanero che non hanno vissuto quel poco nobile passato, forse neanche sembrerà vero quanto accaduto in quella calda estate del 1986, alla luce di quanto oggi appaia facile fare calcio in una città in cui, testimone il presente, almeno quello un po' meno recente, è bastato poco per infiammare gli animi e risvegliare una passione che ha coinvolto un'intera città che è stata quasi sempre irrimediabilmente avvolta nello strisciatismo a più tinte; sembra quasi impossibile, oggi che siamo in serie A e che siamo stati a braccetto con le grandi a contenerci i posti utili per l'Europa, che in un non troppo lontano passato si sia potuto andare incontro ad un ineluttabile fallimento. A chi quel passato l’ha vissuto e ne porta cucite le cicatrici nella mente e nei ricordi, questa full immersion in questo passato non troppo remoto penso possa condurlo ad una riflessione: che per fare buon calcio a Palermo, prim'ancora che grossi capitali e grossi investimenti, ci vogliono sana e genuina passione, oltre che una forte competenza in materia; da tralasciare il desiderio di arricchirsi e di vivere a sbafo (evito di citare situazioni in odor di mafia presenti in società rosanero all’epoca dei fatti), che anni fa è stato l'istinto principale dei vari Matta, Schillaci, Ferrara, Polizzi, che via via si sono susseguiti alla guida della Palermo Calcio. Buona lettura! 

Vecchi giornali, riviste, qualche libro, fogli sparsi qua e là, qualche ricerca in internet (pochissima roba in verità), siti rosanero consultati, ricordi personali, verità postume, ricostruiamo una cronistoria abbastanza dettagliata sulla calda estate palermitana del 1986 che vide la società Rosanero dover far fronte a due enormi incombenze: il processo per il totonero e l'iscrizione al campionato, minata dai pesanti debiti e dalle esplicite minacce della lega di non iscriverla al campionato. Il Palermo di Antonio Valentin Angelillo, sostituito poi dal compianto Veneranda, aveva da poco raggiunto la salvezza, dopo gli sfavillanti proclami di inizio campionato con l'acquisto dei Vella e Sorbello, la riconferma del funambolo Maiellaro (che dopo l'infortunio che lo vide in fin di vita nella gara contro il Benevento, tornò a correre più di prima), della piacevole conferma di De Vitis, l’autore al 89esimo del gol al Messina di Scoglio che, nei fatti, valse la promozione tra i cadetti nell'anno precedente. Chissà che Palermo sarebbe stato senza le follie di Angelillo, cultore del "libero & playmaker" Ceccilli ed i suoi lanci lunghi a scavalcare il centrocampo, che nel mercato di riparazione fece cedere De Vitis e Maiellaro lasciando di fatto il Palermo senza punte e senza fantasia. Ricordo quando l'ultima in casa del Palermo, non ricordo contro chi, dagli altoparlanti dello stadio venne lanciato l’appello della società (Matta & Schillaci) a sottoscrivere d'urgenza il nuovo abbonamento per "preparare un Palermo più forte e combattivo" (oggi invece sappiamo che quei soldi servivano per scongiurare un fallimento ma ci sarebbero voluti migliaia e migliaia di abbonamenti per far fronte alle pendenze). L'appello, inutile aggiungerlo, fu accolto da una selva di fischi, anche perché la squadra veniva da un campionato deludente e, proprio sul finire, due KO consecutivi per 4-1 (questo, ahimè!, lo ricordo ancora).  Ma torniamo alla nostra storia.

Impazzava ancora lo scandalo scommesse in cui il Palermo, per via di alcuni suo tesserati disonesti, si trovava alla sbarra degli imputati.

Oltre ai due principali dirigenti, Matta e Schillaci (che si beccheranno 4 mesi di squalifica a testa), nello scandalo del toto nero c'era anche mezza squadra palermitana: Guerini (squalifica 37 mesi), Majo e Ronco (36 mesi), Barone (5 mesi), Benedetti, Bigliardi, De Biasi, Di Stefano, Falcetta, Pallanch, Pellegrini, Pintauro, Piga e Sorbello (1 mese a testa).

Il Palermo, in sede di giudizio, si avvale della pregevole opera di uno dei più valenti avvocati dell'epoca operante in città: Salvatore Gallina Montana. Questi, nella sua arringa difensiva, riesce a smontare il principio della responsabilità oggettiva, eccepita come un assurdo secondo il quale viene punito chi poi, nei fatti, ha subito i danni maggiori, la società, e rivendica alcuni principi giuridici, peraltro ignorati dalla giustizia sportiva, che non tiene conto della sproporzionalità tra la colpa e la pena inflitta. Il Palermo, seppur in affanno, ne esce con 5 punti di penalizzazione, da scontare nel prossimo campionato. Lo scoglio sembra superato senza danni irreparabili ma c'è adesso da superare l'altro grave ostacolo: l'iscrizione al campionato.

Ci sono le ricevute liberatorie dei giocatori (imprudentemente firmate da questi ma senza aver ricevuto una lira) e Matta e Schillaci non si peritarono affatto di presentarle, come a dire: "è tutto in ordine". Ma quando si avvicinarono le gare di coppa Italia, senza i soldi dovuti, i giocatori si rifiutarono di scendere in campo e la società si vide costretta a schierare la squadra primavera. L'esordio è a Genova, domenica 24 agosto, dove sorprendentemente la squadra di giovanissimi strappa un prezioso pareggio e fa breccia nei cuori dei tifosi; quel manipolo di ragazzini tutto cuore e coraggio, dopo una estate passata tra tribunali, procure, avvocati, vertenze, appare la faccia pulita di questo calcio marcio, miliardario ma pieno di debiti, ancora scosso dal toto scommesse e con la spada di Damocle dell'iscrizione che pende sul proprio capo. Tre giorni dopo si gioca in casa con l'Atalanta e la primavera rosanero, piccola icona di un calcio sano, pulito e genuino, non un prodotto avviluppato da sonanti contratti e interessi pecuniari ma fatto di passione e attaccamento alla causa, viene accolta da un caloroso bagno di folla alla vecchia Favorita. Accoglienza da Champions, applausi a cuore aperto, tifo incessante e sostegno spontaneo e incondizionato, un tripudio di cori e di bandiere al vento di cui alla vecchia Favorita se n'era perso il ricordo, erano forse testimonianza di un malessere che cominciava già a pesare sulla serenità di ogni tifoso. Quello, il pubblico, non era mai venuto meno. Ma cuore e coraggio, voglia di crescere e di emergere, spirito d'intraprendenza, non bastano ad avere la meglio sui più tecnici avversari e la squadra viene travolta con un inappellabile 0-3 (ricordo benissimo) che costituisce il primo campanello dall'allarme, le prime avvisaglie di un temporale che si farà presente di lì a poco. Pensare di poter fare a meno del professionismo degli "ammutinati" è un'idea che fu accantonata con la stessa immediatezza con cui fu prima coltivata non solo in città, tra la tifoseria, ma anche in società. Matta e Schillaci tentano una trattativa con la rosa di prima squadra. C'è tanta buona volontà di far fronte ai propri impegni ma purtroppo in cassa non c'è una lira. Come se non bastasse, dalla lega fanno sapere che quest'anno non si guarderà in faccia nessuno, che chi non avrà i conti in regola ed una situazione economica sana alle spalle, non potrà essere iscritta al campionato. Le squadre che rischiano sono Lazio, Cagliari e Palermo. Quest'ultima, non solo deve trovare i fondi per l'iscrizione ma deve anche rifondere un mutuo di 2 miliardi garantito dalla federazione e deve dimostrare di non avere altre pendenze inderogabili con creditori privilegiati (alias i giocatori). Una carta, questa dei due miliardi, che Matta e Schillaci tentano di rivolgere a loro favore.  Infatti la Lega (di cui Matta era stato vicepresidente poco prima, a fianco proprio di Matarrese), secondo loro, ci dovrà pensar su 100 volte a dichiarar fallito il Palermo se volesse recuperare i due miliardi del mutuo. E ci dovranno pensare anche tutti i palermitani e a tutti i livelli, dai semplici tifosi che hanno a cuore le sorti della squadra, alle forze politiche, a quelle economiche, alle banche ed a chi, insomma, avanza soldi. E così, lanciato l'allarme, avanzata senza mezzi termini la richiesta di soccorso per scongiurare il fallimento della squadra, la prima a farsi presente è la Sicindustria che in quel periodo era diretta da Salvino Lagumina, ex consigliere d'amministrazione del Banco di Sicilia, convinto più di altri che l'esclusione della squadra renderebbe l'immagine di Palermo  più negativa di quanto già non lo sia di se;  e scende in campo anche il mondo politico locale, nelle persone del Ministro Carlo Vizzini e del Sindaco Leoluca Orlando, forti dell'intero consenso popolare ma anche del sostegno dei media locali che nei loro articoli e nei loro servizi televisivi cominciano a ostentare un tono partigiano, quasi mosso da quel senso di vittimismo ancestrale molto diffuso nella nostra isola che da sempre ha rimarcato distinzioni tra nord e sud.

Carlo Vizzini è figlio di Casimiro Vizzini, presidente del Palermo negli anni 50/60, lui alla vecchia Favorita, praticamente ci è cresciuto e le sorti della squadra gli sono state sempre familiari, vissute in prima persona.

E poi c'è Leoluca Orlando, sindaco del rinnovamento e della primavera palermitana: figura emergente della politica locale, si trova a cavalcare l'onda della "crociata" rosanero non solo per la sua passione verso la squadra della sua città ma anche per l'arricchimento d'immagine che ne deve conseguire. E poi, in rappresentanza del comune, c'è anche un credito di 160 milioni che la squadra dovrebbe versare per l'affitto dello stadio, una ragione in più, se già non ve ne fossero abbastanza, per patrocinare le sorti del sodalizio rosanero.

Orlando e Vizzini si metto all'opera, alla ricerca di fondi. Ma le lungaggini burocratiche, spesso se riguardano ingenti capitali, rendono tutto difficilissimo. Le eventuali somme che venissero trovate, dovrebbero essere "discusse" a diversi livelli, sottoposte a svariate condizioni e deliberate da maggioranze assembleari, stanziate per decreto e approvate dagli organi di controllo. Inutile aggiungere che per fare tutto ciò passerebbero mesi mentre i termini concessi dalla lega calcio sono appena pochissimi giorni. E poi tutta la situazione va studiata per benino, ed ogni intervento va varato con delibere e decreti molto chiari per evitare che eventuali somme vengano sequestrati da qualche creditore privilegiato. E di questi creditori il Palermo calcio ne vantava a dozzine e, come vedremo fra poco, si faranno prontamente vive. Ma a parte le lungaggini burocratiche ed i problemi ad esse connessi, ci si rende subito conto che la strada politica è davvero impercorribile. Orlando trova disponibile un miliardo, "decretati" per la costruzione di "impianti ed attrezzature per i giovani". Ma per renderlo disponibile si dovrebbero costruire davvero, quindi resterebbe ben poco da destinare alla salvezza della squadra. A livello regionale l'allora presidente Nicolosi volta le spalle. Ci sono anche Catania e Messina in serie B e non si possono fare disparità, senza contare le altre attività sportive minori. A livello nazionale, poi, a parte consensi e sursum corda e qualche pacca sulle spalle, il ministro Vizzini non trova assolutamente nulla.

Intanto, il 7 settembre devono essere stilati i calendari, termine ultimo perché il 15 si parte. Quindi il primo settembre rimane l'ultimo giorno utile per l’iscrizione. E dopo un gran da farsi del mondo politico a livello locale (incontrano la stampa, personalità di spicco, promettono agevolazioni, sostegno morale, corsie preferenziali, ecc.) ci si rende conto che, proprio dalla politica, potrà venir fuori al massimo qualche spicciolo; il grosso dovranno farlo le forze economiche presenti nel territorio. Così Orlando comincia ad incontrare diverse personalità imprenditoriali operanti in città e provincia, chiedendo loro di soccorrere il malato Palermo. Il primo a prendere l’iniziativa, come dicevamo, è Salvino Lagumina, presidente della Sicindustria ed ex consigliere d'amministrazione del banco di Sicilia, che mettendo insieme una cordata di industriali, riesce ad ottenere un primo stanziamento di 500 milioni per "la salvezza della squadra". Intanto non si riuscirà mai a sapere come di questi 500 milioni soltanto 400 riescono ad arrivare nelle casse del Palermo. 100 milioni misteriosamente si perdono per strada. Questi 400 milioni si polverizzano in men che non si dica con un'infinità di acconti, innalzando un polverone enorme tra quei creditori che di questi 400 milioni non riuscirono a vedere nemmeno una lira. Il Palermo è una voragine senza fondo e la cordata degli industriali pone una precisa condizione: possono supportare economicamente una nuova gestione, non più accollarsi i debiti contratti da Schillaci e quelli dei suoi predecessori perché ogni giorno spuntano nuovi creditori con conti a nove zeri. Per poter proseguire al salvataggio della squadra, quindi del calcio a Palermo, occorre che Matta e Schillaci lascino le loro azioni e si facciano da parte. Dev'essere la cordata a gestire gli eventuali nuovi capitali e a indirizzarne il percorso, che è quello dell'iscrizione. I creditori verranno dopo e solo ad iscrizione ottenuta. Schillaci quanto meno vuole recuperare i soldi che lui ha investito sul Palermo e spara l'insostenibile cifra di 2 miliardi. Si rende quindi necessario di trovare il modo di rilevare la società e di mettersi d'accordo sul prezzo. A Schillaci comunque fanno sapere che una società immersa nei debiti non vale proprio niente e non è il caso di tirarsela troppo. Intanto a quanto ammontano i debiti del Palermo? Dice a 22 miliardi circa ma non è possibile verificare perché i libri contabili erano stati sequestrati dalla GDF per l'inchiesta sul totonero. Una situazione che appare già abbastanza ingarbugliata. Intanto si giunge al 1 settembre, giorno ultimo per l'iscrizione. Cagliari e Lazio pagano e si mettono in regola. Il Palermo chiede ancora qualche giorno anche perché a trattare non ci sono più Matta e Schillaci ma c'è la classe politica locare, c'è una cordata di industriali che si sta adoperando per rimettere i conti in regola, c'è l’ex nazionale Bulgarelli che ci mette la faccia, persona molto stimata e rispettata dalla lega, c'è gente insomma che merita fiducia, oltre al fatto che Palermo è una grande città e la cancellazione (primizia in assoluto) della squadra di una grossa città a quel tempo appariva un evento di cui non era affatto prevedibile l'eco sortita, sia a livello politico che di ordine pubblico (e di problemi a Palermo, nei giorni seguenti alla cancellazione ce ne furono non pochi). Così al Palermo viene concessa un ulteriore settimana per risolvere i suoi problemi e si decide anche di far partire i calendari mettendo una X al posto del Palermo, a cui viene dato il perentorio termine delle ore 12 del 9 settembre 1986: o vivi o muori.

Ci si mette subito al lavoro, c'è da raggiungere l’intesa con Schillaci e togliergli il pallino perché dopo i primi 500 mln nessuno più vuol mettere soldi se non è tutto chiaro e stabilito da un notaio: proprietà del pacchetto azionario e nuova dirigenza sono le priorità assolute. Qui la situazione arriva a livelli dell'assurdo al punto che il prof. Andrea Parlato, docente di scienza delle finanze dell'università di Palermo e rappresentante del comune nella vicenda relativa al trasferimento della società, abbandona il tavolo della trattativa perché non si capisce più nulla di chi ha in mano le azioni del Palermo. Schillaci formalmente ne detiene l’88% ma nei fatti ne ha solo il 10%, tanto ne ha pagate. E non si capisce se le ha pagate all'ICEM, la società del compianto presidente Parisi, oppure a Parisi stesso. Per la rimanente quota ha sottoscritto soltanto cambiali che sarebbero dovute tramutarsi in azioni solo quando queste sarebbero state onorate. Quindi chi è l'interlocutore con cui trattare il passaggio azionario? Da chi ha avuto Schillaci la squadra? Se l'ha avuta da Parisi l'erede allora dovrebbe essere la figlia Lucianella di appena 3 anni, quindi è il relativo giudice tutelare la persona a cui rivolgersi. Se invece Parisi aveva acquistato la squadra per conto dell'ICEM allora è questa società che bisognerebbe contattare. Ed intanto che si cerca chi sia attualmente il vero proprietario delle azioni del Palermo, i giorni passano ed ancora non si riesce ad istituire la figura che debba rappresentare la nuova società davanti alla lega. O meglio, lo fa Bulgarelli ma non si capisce o per meglio dire, non si può definire per chi lo faccia. Schillaci è ancora l'ufficiale detentore ma a breve sarà fatto fuori (e per di più è squalificato e, almeno per la lega, non può firmare alcunché). Altri soggetti sono formalmente nulli. Trattano, discutono ma non possono nulla a nome di una società che ancora non c'è e non vi fanno parte. Quindi Bulgarelli rimane a fare il mediatore tra la Lega ed il nulla, in quanto rappresenta un soggetto che giuridicamente ancora non esiste. Nell'attesa di dipanare il grande equivoco, la Cassa di Risparmio presenta un'esplicita dichiarazione di copertura di un fondo di un 1,5 miliardi che Lagumina è riuscito a raccogliere dalla cordata degli industriali e così composti e riepilogati in un occhiello del Giornale di Sicilia del martedì 9 settembre 1986: 600 li mette l’Assindustria, 300 la lega delle cooperative, 200 l'UNCI, 100 l'AGCI (associazione siciliana imprenditori di opere pubbliche), 100 il consorzio imprese delle alte Madonie, 100 l'ASIOP (Associazione siciliana imprenditori opere pubbliche), 50 il Banco di Sicilia e 50 la Cassa di Risparmio. Altri 80 milioni deliberati dall'API Sicilia ma non coperti dalla fidejussione bancaria, vengono resi disponibili. Poi ci sono gli impegni formali: Nicola Ravidà, assessore regionale alle finanze, s'impegna ad erogare alla neonata società un mutuo di 10 miliardi a condizioni meno iugulatorie di quelle bancarie. La Superpila, la Vini Corvo e l'Italkali si offrono come sponsor assicurando denaro fresco alle casse societarie. E si sbocca anche la situazione delle azioni, in possesso della ICEM e che per volontà del Commendatore Mazza verranno messe a disposizione dei subentranti. Tutte queste garanzie, unitamente alla fideiussione da 1.5 miliardi, vengono unanimemente ritenute sufficienti a scongiurare il fallimento al punto che il vecchio quotidiano palermitano L'Ora, oggi non più esistente, proprio nell'edizione del 8 settembre titola a 9 colonne: "E' fatta! Il Palermo resta in B". Ma non secondo le lega che chiede esplicitamente gli 1,5 miliardi per l'iscrizione, il saldo dei 2 miliardi di debito per il mutuo della federazione, più 800 milioni dovuti ai giocatori, più il pagamento del fisco, il pagamento degli oneri sociali, il ripianamento dei debiti pregressi ed i soldi dovute alle altre società come saldo indennizzo, il tutto per un ammontare complessivo che supera di poco i 7 miliardi. Per tanto il Consiglio di Lega, nella persona di Antonino Matarrese ritiene assolutamente inadeguata la fidejussione "promessa" dalla Cassa di Risparmio, ritiene insufficienti le garanzie prodotte sul piano delle iniziative e dell'impegno sia del mondo politico locale che di quello imprenditoriale e così, il 9 settembre 1986 giorno della sentenza, la strada del Palermo appare segnata.

Ore 12.10: Orlando comunica telefonicamente a Nicola Schillaci segretario dell'Assindustria e Giuseppe Russo, rappresentante della lega delle cooperative che il telex della Cassa di Risparmio che garantisce il versamento del miliardo e mezzo alla lega è appena partito.

Ore 12.25: Matarrese riceve i due esponenti della cordata di imprenditori ed è abbastanza brusco: "non ci sono le garanzie ed il telex è l'eterna promessa, non un fatto concreto".

Ore 12.30: Schillaci e Russo scendono in una saletta del pianterreno e cominciano il loro giro di telefonate. Sollecitano interventi autorevoli, chiariscono che la situazione non è affatto rosea.

Ore 15.30; Ecco spuntare Mantovani, Nizzola, Viola, Manuzzi, Pontello, presidenti e consiglieri di lega, sotto l'egida del presidente Matarrese, in continuo contatto telefonico con Carraro, sono lì radunati per decidere il destino del Palermo.

Ore 15.45: entra anche Bulgarelli, ascolta le inevitabili doglianze, chiarisce che il telex non è un bluff ma una certificazione di assoluta disponibilità.

Ore 16.00; Bulgarelli ha la faccia scura, capisce che Matarrese è propenso a non accogliere le istanze del Palermo e chiama subito Orlando e Vizzini, gli suggerisce di saltare sul primo aereo per perorare di persona la causa del Palermo e chiedere magari almeno un giorno di proroga e chiede anche di far inviare un secondo telex specificando meglio che i soldi sono pronti. 

Ore 17.00: Matarrese appare a Bulgarelli molto pessimista. Il tono con cui parla non è affatto amichevole. Il telex frattanto non arriva e Russo chiama il dott. Colavolpe della cassa di risparmio che assicura di aver spedito il messaggio e si meraviglia che si equivochi sulla sostanza di una garanzia di un istituto di credito di riconosciuta serietà.

Ore 18.30; il telex finalmente arriva ma ascoltando Bulgarelli si ha la sensazione che l'equivoco sia un pretesto per condannare il Palermo.

Ore 19.45: l'addetto stampa della lega Tigani chiama a raccolta i giornalisti, la seduta è tolta, Matarrese è pronto per la conferenza.

Ore 19.48: il presidente della lega ha un'espressione sofferta, basta guardarlo per capire che il Palermo è finito. Snocciola il comunicato: "nonostante le proroghe, la società non ha provveduto a dimostrare di possedere i requisiti..." Pertanto la lega comunica che non è possibile iscrivere la squadra al campionato di serie B, il Pescara prende il posto della X sul calendario e si pone fine alla poco gloriosa, in verità, squadra rosanero.

La funesta notizia si sparge immediatamente già in serata. Dagli studi dell'allora Teleregione, Monastra e Geraci commentano sdegnosamente in diretta l'assurda decisione di cancellare il Palermo da tutti i campionati. I giorni seguenti sono giorni difficili per Palermo dal punto di vista dell'ordine pubblico. Non mancano i cortei di protesta, anche se non numerosissimi. C'è addirittura chi inneggia a Gheddafi immaginandosi un Palermo che si iscriva alla Lega araba (lega sportiva immagino) e dove disputi un campionato da big in una nazione dove Palermo, nell'immaginario collettivo, risulterebbe l'industrializzato nord nei confronti della Libia rappresentante un "sud" in corso d'emancipazione. Una cartolina di espressione di tenerezza di una città che si vide privata di uno dei suoi affetti più cari. Sfido chiunque ami questo sport a non voler considerare la sua squadra di calcio come un pezzo di cuore. Ma ci sono anche manifestazioni che vanno ben al di là delle forme civili: cabine telefoniche distrutte, negozi con le vetrine frantumati, autobus fermi con le gomme forate, mamme impaurite che trascinano i loro figli dentro i negozi alla ricerca di un sicuro rifugio, negozi che premurosamente abbassano le saracinesche, cassonetti della spazzatura posti al centro delle strade e dati alle fiamme, insomma, veri atti di vandalismo accadevano in una Palermo allora blindatissima per motivi di ordine pubblico, non per la cancellazione della squadra, assolutamente imprevista, ma per via del maxiprocesso alla mafia che aveva avuto inizio appena qualche mese prima. A protestare comunque non c'era soltanto il semplice tifoso o i vari club raggruppati con striscioni e bandiere al seguito, c'era un intero mondo più o meno sommerso che stava aggrappato alla squadra come la remora al suo squalo, una specie di indotto che sulle gare del Palermo aveva costruito la sua attività più o meno lecita. Si va dal semplice venditore di pane e panelle al bagarino, dal venditore di sciarpe e magliette a quello delle scommesse clandestine, c'era anche ci campava vendendo biglietti falsi stampati in una tipografia di comodo. Insomma più che un nord industrializzato Palermo appariva più simile ad una Beirut: disordini, distruzioni, cortei di protesta e militari armati in giro per le vie della città. La Gazzetta dello Sport del 13 settembre apre con un titolo raccapricciante in prima pagina: "Da Palermo minacce di morte" ed il trafiletto recita: Il bersaglio è Matarrese (...) che ha deciso l'esclusione della società. Il dirigente si muove sotto scorta e la sua abitazione è presidiata dalla polizia. Il Pretore di Palermo ha convocato per oggi Carraro e Matarrese che però non si presenteranno direttamente. La vicenda ha una sola via d'uscita: il recupero della squadra rosanero subito in C2".

Perché il pretore aveva convocato Carraro e Matarrese? Semplice, perché Orlando e Vizzini si erano giocati la carta della disperazione. 9 dei 12 dipendenti della Palermo calcio, infatti, si erano recati dal pretore del lavoro per impugnare il licenziamento, avvenuto a seguito all'esclusione della squadra. Chiedevano il reintegro, una mossa che, secondo Orlando, avrebbe dovuto indurre il Pretore Carlo Rotolo alla sospensione del campionato di serie B. Un passo troppo grande da compiere perché si va ad offendere i diritti di terzi, le società che sono in regola e tutte quelle entità che subirebbero un danno inqualificabile qualora in campionato non si mettesse in moto.

Questa invece la reazione dei due diretti interessati almeno a livello politico. Orlando: "Matarrese deve spiegare come mai una squadra che per tanti anni è stata iscritta ai campionati, non è stata iscritta proprio ora". Una delle strade ponderate dal duo politico infatti era stata che doveva essere proprio la lega a dover vigilare sulla regolarità delle società iscritte e che la lega stessa non avrebbe dovuto permettere l'accumularsi di così grossi debiti, al punto che oggi sia diventato difficile mettervi rimedio. Quindi anche la lega aveva le sue responsabilità sul crack rosanero. Questi invece il ministro Vizzini che ci va giù molto duro: "Mi pare che la decisione della lega sia di inaudita gravità perché viene bocciata non la squadra di calcio di Palermo, o per lo meno non soltanto essa, ma tutte le forze economiche della città che avevano compiuto uno sforzo per fornire le garanzie che erano state richieste. La vicenda è tanto più paradossale se si pensa che coloro che hanno emesso il giudizio sul Palermo sono esattamente le stesse persone che sino a qualche mese fa hanno consentito al Palermo, senza l'apporto di queste energie, di disputare il campionato di serie B. Adesso che il Palermo è stato giudicato, chi giudicherà il presidente della lega che non è stato eletto una settimana fa ma che era in carica anche quando il Palermo disputava lo scorso campionato"? Così invece Schillaci, l'ex presidente: "Matarrese si deve vergognare: ha compiuto un enorme ingiustizia. Ma come si fa a non iscrivere una squadra che produce ampie garanzie? Lo sforzo era stato enorme, tutta la città si era mobilitata e ne eravamo fieri".

Così invece commenta Lagumina: "Gli accordi erano chiari: se restano i vecchi dirigenti – ci avevano detto -servono 7 miliardi; se invece si cambia gestione bastano un miliardo e mezzo assieme ad alcune garanzie sulla nuova società. Garanzie che abbiamo fornito. Ma come si permette la lega di giudicare la classe imprenditoriale palermitana escludendo il Palermo dal campionato? Ci sentiamo mortificati sotto l'aspetto umano e professionale ma andremo avanti nella speranza di far valere i nostri diritti".

Queste invece le repliche dei diretti interessati. Così Matarrese: "E' inutile che mi ripeta: il Palermo non aveva assolutamente i requisiti per essere iscritto. Sono sorpreso delle dichiarazioni di Orlando e Vizzini, così si aizza la folla. Infatti a Palermo si sono registrati disordini. Questa gente, comportandosi in tal modo, trascurando di indicare i veri mali che hanno affossato il Palermo, dimostra i suoi limiti, fa vedere di non essere matura e quindi avvalora la nostra decisione di non concedere una cambiale di fiducia in bianco. Con Carraro studieremo la formula per rappresentare la città di Palermo nel calcio a una categoria che non renda troppo lunga la risalita. Interregionale o C2 ma apriremo le porte alla città di Palermo, non più al vecchio Palermo ormai morto". Più avanti aggiunge: "Dopo l'ultima proroga di 8 giorni, il Prof. Parlato ed il Dott. Schillaci si sono resi conto che ci volevano almeno 7 miliardi, senza parlare del ripianamento dei debiti. Una garanzia che non è venuta. Come documentazione è arrivata solamente una fidejussione bancaria che metteva a disposizione un miliardo e mezzo, però solo ad iscrizione avvenuta. (...) Ma nessuno ha promesso che con il miliardo e mezzo il Palermo sarebbe stato iscritto. (...) al momento dell'ultima proroga concessa il 2 settembre scorso, dicemmo di cominciare a versare il miliardo e mezzo per le esigenze più immediate e che le garanzie per il resto potevano essere raccolte in quegli otto giorni di proroga. Invece tutto è stato ridotto a quel miliardo e mezzo".

Carraro comunque si sentì in dovere di formalizzare i motivi dell’esclusione del Palermo da tutti i campionati con una lettera "ufficiale" indirizzata al sindaco e ai nuovi soci. Si riportano soltanto i passi più essenziali:

 

La situazione patrimoniale della S.S. Calcio Palermo alla data del 30 agosto 1986 prodotta dal presidente della società, evidenzia notevoli e pesanti perdite di periodo che unitamente a quelle del precedente esercizio, supera abbondantemente l'intero capitale sociale. Tale situazione patrimoniale, in data 4 settembre u.s. ha formato oggetto di esame congiunto da parte dei rappresentanti della Lega e dei professori Parlato e Schillaci in rappresentanza dell'Associazione Industriali di Palermo, in relazione alla dichiarata disponibilità della stessa associazione ad intervenire per rifinanziare la S.S Calcio Palermo. In tale occasione i professori Parlato e Schillaci convennero con la somma necessaria affinché potessero ritenersi soddisfacenti le condizioni previste dall’articolo 3 del regolamento (Lega Nazionale Professionisti nda) della legge non poteva essere inferiore a L. 7 miliardi da destinare alla copertura dei debiti nei confronti della stessa lega, dei calciatori, delle banche (anche per gli effetti passivi non autorizzati ai sensi della legge n.91), dell'erario (per ritenute di acconto Irpef ed altre imposte già scadute), della SIAE e di altri terzi. Tutto ciò senza considerare le sanzioni pecuniarie connesse all'omissione di versamenti fiscali. Infatti, per l'eliminazione delle partite passive sopra elencate si rende necessaria l'acquisizione di nuovi mezzi finanziari in quanto le poste dell'attivo sono prive di effettiva consistenza patrimoniale e finanziaria e le perdite ammontano alla cifra sopra elencata. A fronte delle suddette esigenze, codeste organizzazioni imprenditoriali con nota del 9 settembre 1986 hanno comunicato alla Lega la disponibilità di rimettere L.1.500 milioni per consentire l’iscrizione della S.S. Calcio Palermo al campionato di serie B alle seguenti condizioni:

A) Acquisizione totale biennale delle sponsorizzazioni

B) Deposito in pegno del pacchetto azionario di maggioranza pari all'88% da parte del Sig. Schillaci.

C) Diritto di opzione, da esercitarsi entro il 31 dicembre 1986 per acquisizione del suddetto pacchetto di maggioranza dietro corresponsione di L. 500 milioni minimo fisso, ovvero della maggiore somma determinata da lodo arbitrale

D) Attribuzione dell'amministrazione ordinaria della società al Sig. Giacomo Bulgarelli, affiancato da supervisore indicato dal gruppo erogante.

Il consiglio di Lega non ha potuto ritenere sufficiente tale documentazione e la connessa fidejussione bancaria di L.1.500 milioni, per le seguenti considerazioni:

a) La somma di L. 1.500 milioni – nettamente inferiore alle L. 7 miliardi indicati sopra – non avrebbe consentito di eliminare i su esposti ingenti indebitamenti attraverso il necessario riequilibrio finanziario-patrimoniale della società. Già quanto sopra è sufficiente per far concludere circa la inconsistenza dell'offerta allo scopo che invece doveva proporsi, attese le carenze rilevate nella situazione patrimoniale della società alla data del 30 agosto 1986. Comunque e inoltre:

b) La mera previsione del diritto di opzione per l'acquisizione del pacchetto azionario non comportava, né comporta, impegno per l'effettivo acquisto dello stesso, sicché, anche sotto questo profilo, mancava, e manca, ogni sicurezza attuale e, a rigore, futura in ordine alla effettiva componente azionaria capace di garantire una regolare gestione della società nel periodo di svolgimento del campionato

c) L'impegno assunto da codeste organizzazioni imprenditoriali in ordine al versamento della somma di L.1.500 milioni e la connessa fidejussione bancaria non risultavano chiaramente efficaci alla data in cui è scaduto il termine ultimo per l’iscrizione della S.S Calcio Palermo al campionato di serie B, in quanto alla stessa data non risultava essersi verificata la condizione di cui sopra della richiamata nota (acquisizione totale biennale delle sponsorizzazioni) di vostra stessa provenienza.

Per i suesposti motivi e pur apprezzando l'impegno profuso da codeste organizzazioni imprenditoriali per evitare l'esclusione del Palermo dal campionato di serie B, si comunica che non esistono i presupposti per la riforma della determinazione adottata dalla Lega nazionale professionisti nell'ambito di poteri conferitile dalle vigenti norme federali. Tengo peraltro a confermare la mia determinazione a disporre con atto eccezionale, l'assegnazione del Palermo al campionato di serie C2, cioè nell'ambito delle società professionistiche e delle regole che ne disciplinano la struttura, nel caso in cui vengano assicurate nei tempi strettissimi imposti dai calendari dei campionati adeguate soluzioni all'assetto economico-finanziario della società. Rimango a disposizione, con i tecnici della federazione e gli altri dipendenti della società, per affrontare i numerosi problemi che andrebbero risolti entro il 17 settembre per consentire alla squadra di rimanere nell'ambito del calcio professionistico.

 

Intanto la città fa non poca fatica a metabolizzare la scomparsa del calcio a Palermo. Anche chi non era mai stato attratto dal calcio ne avverte la perdita. Così si esprime Alfredo Galasso su L'Ora del 15 settembre: "Non è questione di tifo sportivo, o non è solo questo. Per molti che tifosi non sono o che, come me, hanno perso il gusto di esserlo, è una sensazione più profonda e amarissima. E' come girare l'angolo di casa ed improvvisamente accorgersi che manca la piazzetta o il crocevia che c'è sempre stato, un appuntamento abituale che fa parte della vita quotidiana nel bene e nel male".

C'è chi la butta sul vittimismo: Racanatesi su La Repubblica: "Palermo, figliastra d'Italia, mai gratificata dalle leggi, dei diritti, dei principi di cui godono le sue sorelle: zona franca dedicata alle scorrerie politiche e criminali, alle ruberie, agli omicidi, agli intrallazzi, al malaffare. Per qual motivo la squadra di calcio e le sue appendici avrebbero dovuto rimanere incontaminate? (...) Come sempre, la vittima dei loschi raggiri risulta l'uomo della strada: ingannato e derubato dai potenti, sotto il fuoco della mafia e adesso privato anche della partita domenicale".

C'è invece chi si schiera dalla parte della Lega e del provvedimento preso. Ecco una nota non firmata apparsa sul Corriere dello Sport: "Da tempo si sapeva in che mani era il Palermo. C'è da chiedersi allora cosa abbiano fatto in questi ultimi anni i politici, la classe dirigente della città, tutti quelli che ora si indignano, accusano la lega e si sbracciano. Perché hanno lasciato che il Palermo affondasse? (...) Dov'erano fino a una settimana fa i politici che adesso strepitano e chiedono giustizia"?

Solidarietà invece giunge dal presidente del Verona Chiampan (La repubblica 20 settembre) "da oltre vent'anni ogn'uno ha fatto ciò che ha voluto. In due mesi invece si è preferito moralizzare tutto quello che non era stato fatto. E' penoso lasciare fuori la sesta città d'Italia".

Last but not least il presidente Jurlano del Lecce: "Per la prima volta sono stati adottati i provvedimenti previsti dai regolamenti. Stessa cosa non era stata fatta l'anno scorso quando non dovevano essere iscritte al campionato, né dovevano effettuare acquisti, società come Milan, Lazio, Pisa, Avellino e Cagliari. Evidentemente, a quell'epoca, non c'era voglia di far rispettare i regolamenti". (ma anche dopo, aggiungiamo noi, non sono stati adottati i provvedimenti, quando le squadre che non dovevano essere iscritte si chiamavano Lazio e Roma).

                                                                                                                                                                    

Dietro c'è posto, titola il Giornale di Sicilia di giovedì 11 settembre, virgolettando una citazione di Carraro. In più di una circostanza, nel momento in cui si decretava l'esclusione dal campionato di serie B Carraro aveva fatto menzione che l'ipotesi di "scivolare" il Palermo in C2 era fattibile, a patto che venissero espletate determinate concessioni. L'offerta di Carraro di permettere alla squadra quanto meno l'iscrizione in serie C2 veniva valutata positivamente solo da Bulgarelli che dinanzi al pretore Rutolo s'impegna a far riassumere i lavoratori licenziati. Carraro, come abbiamo già scritto, in qualità di commissario della FIGC s'impegnava a fare anche l’impossibile, "facendo salve le deliberazioni degli organi competenti" che in pratica significa che i soldi necessari erano gli stessi che ci volevano per iscrivere la squadra in B, ossia 4 miliardi e mezzo subito e l'obbligo di rimettersi in regola col fisco. E' l'atto conclusivo del tentativo di salvare il calcio a Palermo. Era stato un miracolo riuscire a mettere insieme un miliardo e mezzo per la B figurarsi se si fosse mai riusciti a raccoglierne 4 per una C2. A tal proposito, degno di menzione è un passo di un comunicato ufficiale firmato dell'Associazione degli industriali della provincia di Palermo , l'UNCI, l'AGCI, il consorzio imprese delle alte Madonie, l'ASIOP, tutte quelle organizzazioni insomma che avevano partecipato attivamente alla "colletta": così dice il paso: "Peraltro, la circostanza che la Palermo calcio venga invitata alla partecipazione al campionato di C2 confligge manifestamente con le ragioni di esclusione dal campionato di serie B". in sostanza, se avevamo i titoli per portare avanti un campionato, perché la C2 e non la B?

Per trarre una conclusione logica ed obiettiva sulla situazione generale in cui ci si trova nei giorni seguenti all'esclusione della squadra della B è molto illuminante l'articolo apparso sul Giornale di Sicilia di venerdì 12 settembre a firma di Giuseppe Siragusa. L'articolo è molto lungo e non lo trascrivo ma il sunto è che vi è in atto un gioco delle parti. Carraro vorrebbe salvare il Palermo in una categoria inferiore (e probabilmente la nuova cordata si sarebbe accontentata anche della C1, una soluzione che almeno avrebbe lasciato tutti contenti), non lo faceva certo per farci un piacere ma per recuperare buona parte dei crediti di tutti quanti son tesserati alla federazione (lega compresa). Infatti il pagamento dei crediti è condizione indispensabile al ripescaggio della squadra in C2 (il massimo consentito da Carraro). Una condizione che è stata subito rigettata sia dalla cordata perché avrebbero dovuto mettere ugualmente gli stessi soldi che valeva la serie B ma per un campionato i cui i ricavati erano senza dubbio minori ed i costi per la risalita decisamente incalcolabili, per cui, per una questione di principio (o per meglio dire per evitare questa presa per i fondelli visto che mi chiedi lo stesso i soldi ma per darmi una squadra due categorie sotto) e per assecondare la tifoseria che riteneva un ingiuria la proposta d'iscrizione della squadra in C2, si decise di declinare l'offerta. Matta & Schillaci, non ancora rassegnati alla perdita di tutto e ritrovatisi il campo libero dopo l'uscita di scena di Orlando e Vizzini, del gruppo di imprenditori e delle varie associazioni, tentano l'ultima carta. Matta riesce ad ottenere un incontro al Coni il giorno stesso della scadenza del termine per la richiesta d'iscrizione alla C2. La proposta è che la lega congeli lo svincolo del parco giocatori, valutato in oltre 2 miliardi. Con quei soldi si può ottenere l'iscrizione e per la gestione di un campionato di C2 anche la primavera poteva andare bene. A questa soluzione si oppose con fermezza Sergio Campana, presidente dell'associazione italiana calciatori. Gli ex giocatori rosanero sono liberi, sia per morosità della società, sia perché la squadra del Palermo non è stata iscritta al campionato di serie B. Il "fermo" poi era già scaduto alla mezzanotte del giorno precedente e non era affatto da escludere che già dal giorno corrente i preliminari di acquisto dei vari Sorbello, Bigliardi, Paleari, ecc. venissero depositati in lega a Milano. Il giorno dopo, giovedì 18 settembre 1986, dopo 11 ore di camera di consiglio, alle ore 21:30 il comunicato ufficiale della lega calcio che metteva definitivamente la parola fine alla S.S. Calcio Palermo: "il Commissario straordinario della FIGC dott. Franco Carraro, esaminata la situazione della Palermo Calcio SPA, ha constatato che, malgrado la disponibilità ad un atto straordinario manifestata dalla federazione per il mantenimento della società e della squadra nel settore professionistico, non si sono verificate le condizioni minime indispensabili per l'iscrizione al campionato di serie C2. A seguito di tale constatazione la federazione ha disposto la revoca dell'affiliazione della società stessa e le altre misure connesse all'attuazione della legge n°91 del 1981".

La storia sportiva della S.S Calcio Palermo finisce qui ma non finisce certamente quella giudiziaria, quella proseguirà ancora nei tribunali giudiziari e in quello della curatela fallimentare. Sulla situazione debitoria del vecchio Palermo, qualche idea la dà il Giornale di Sicilia in data 12 giugno 1987: "Sono oltre 150 i creditori che hanno chiesto di inserirsi nel fallimento della Palermo calcio che ha trascinato in galera l'ex presidente rosanero Salvatore Matta e travolto anche l'azionista di maggioranza Franco Schillaci, colpito da ordine di cattura per gli stessi reati e tutt'ora latitante. Il giudice delegato al fallimento, la dottoressa Angela Tardio, sta procedendo alla verifica dello stato passivo e nell'udienza di ieri ha ricevuto richieste da parte di fornitori, istituti bancari e previdenziali, uffici finanziari che vantano crediti per svariati miliardi. Tra le esposizioni maggiori c'è il credito vantato dall'esattoria comunale che ammonterebbe a circa tre miliardi e mezzo di lire. Altri 600 milioni sono stati chiesti dall’Intendenza di finanza".

Mentre il defunto Palermo consuma la sua "decomposizione" nei tribunali, si cerca di creare un futuro calcistico a Palermo. La prima ad essere sbandata dal funesto evento è chiaramente la tifoseria. Cosa fare adesso che non abbiamo più una squadra per cui tifare? Qualsiasi appiglio, qualsiasi soluzione andava bene, purché mitigassero il pauroso e rovinoso vuoto e quella sensazione di rabbia mista a depressione che la scomparsa della squadra aveva creato.

Nino Spatola: "Le mie idee le conoscete già: ho sempre proposto la mia squadra come alternativa al Palermo. Ho già comunicato in lega l'intenzione di togliere dalla ragione sociale la parola "Olimpia" così da chiamare la squadra soltanto Palermo. Se riuscirò a raccogliere le adesioni che spero, il (nuovo) Palermo potrà contare su di una solidità economica in grado di assicurargli un futuro molto roseo".

Tra le altre "alternative" degne di menzione c'è quella un po' farsesca della Lodigiani che per la "modica" cifra di 6 miliardi si dichiara disposta a cambiare il suo nome con Palermo, ad assumere le maglie rosanero, a trasferire la sua sede nel capoluogo siciliano ed a giocare alla Favorita le sue gare casalinghe.

Altra proposta degna di menzione viene dal fratello del cav. Massimino, Salvatore, attualmente presidente del Messina che, più o meno casualmente, era in testa alla classifica di serie B. "Io per Palermo ho un grosso progetto. Sono pronto a fondare una società di calcio se la federazione mi dà il benestare. La gestirebbe mio figlio Alfio Roberto che farebbe il presidente. Spero che le forze politiche mi diano una mano per ridare alla città di Palermo una squadra tra i professionisti".

Nessuno di questi progetti andrà in porto, il 7 gennaio 1987 presso il notaio Enrico Rocca si è costituita ex-novo la società che dovrà gestire il nascituro Palermo. Il presidente sarà Salvino Lagumina. Ma questa è un'altra storia, è lo stato embrionale della presente Unione sportiva Città di Palermo e merita un capitolo a parte.